Una famiglia è il luogo in cui un certo numero di persone, con uno stretto vincolo di parentela, cerca di trovare soddisfacimento a bisogni e desideri personali, variabili a seconda dell’individuo e della fase del ciclo di vita che sta attraversando. Per questo motivo, ognuno nutre un certo tipo di aspettative sugli altri e, quando queste non sono corrisposte in modo soddisfacente, si genera una condizione di crisi.
Tipicamente, la crisi si manifesta con il desiderio, espresso da parte di uno o più membri della famiglia, di un cambiamento nel comportamento o negli atteggiamenti di un altro familiare, con la speranza che il cambiamento auspicato possa essere risolutivo della crisi.

Colui il quale diventa oggetto di queste pressioni al cambiamento da parte della famiglia viene definito come paziente designato e, solitamente, a rivestire questo ruolo è un figlio o una figlia (ma non è sempre così). L’età evolutiva è un periodo della vita che impone continui adattamenti del sistema familiare di fronte ai cambiamenti evolutivi di bambini e ragazzi e, proprio per questo, è probabile che una situazione di crisi nasca da una difficoltà di riassetto familiare in risposta a un cambiamento delle esigenze dei suoi membri più giovani. Quando questo riadattamento dei legami familiari implica uno sforzo che eccede le risorse disponibili in un dato momento, si generano le condizioni per l’emergere di conflitti all’interno della famiglia.
La crescita dei figli e il loro attraversare fasi della vita che papà e mamma hanno già passato può riattivare conflitti passati, superati ma non risolti, e far rivivere difficoltà che si credevano ormai affrontate una volta per tutte.
Anche i cambiamenti che hanno un forte impatto direttamente sulle figure genitoriali possono generare condizioni di malessere e disagio psicologico ad ogni livello della famiglia, per esempio in un figlio. Un ragazzo può mettere in atto comportamenti insoliti, essere molto arrabbiato e reattivo, oppure apparire depresso, come conseguenza di una difficoltà di un genitore a essere disponibile nel rapporto con i figli o con il partner a causa di forti preoccupazioni derivanti da una crisi lavorativa. La perdita di persone care, i divorzi, l’arrivo di un nuovo figlio o i trasferimenti sono solo alcuni dei possibili eventi che possono generare perturbazioni all’interno di un sistema familiare.
Un percorso di terapia familiare è di aiuto in tutti quei casi in cui la persona che manifesta un sintomo non lo vive come qualcosa di disturbante o come qualcosa per cui impegnarsi in un percorso di psicoterapia individuale (può essere il caso di un comportamento di rifiuto scolastico, in età evolutiva, oppure una dipendenza da gioco d’azzardo o da sostanze in un adulto). Sono i familiari che soffrono perché un componente della famiglia manifesta un comportamento o un atteggiamento che fa stare male tutti e influenza negativamente le dinamiche relazionali. In genere, in questi casi, la manifestazione di un sintomo da parte di un individuo è anche il tentativo di trovare un adattamento a un disagio più ampio, che riguarda tutto il sistema familiare.
Accade piuttosto spesso, ad esempio, che un figlio faccia fatica a intraprendere una propria vita autonoma, proprio nel momento in cui ne avrebbe la possibilità. Molti ragazzi e ragazze entrano in crisi all’ultimo anno di scuola superiore o in corrispondenza degli ultimi esami universitari, sentendosi molto spaventati all’idea di affrontare una fase della vita fatta di maggiore libertà di scelta. I genitori non riconoscono più nel proprio figlio quel ragazzo da sempre brillante negli studi, se ne preoccupano, la comunicazione diventa conflittuale e lo spingono ad affrontare un percorso di terapia individuale, affinché questa sia di aiuto a sbloccarsi.
In queste situazioni, se si riesce ad allargare lo sguardo alla famiglia, emergono conflitti che hanno a che fare con tutti gli individui coinvolti, genitori e fratelli. Per continuare nell’esempio, può emergere una forte ambivalenza in uno o in entrambi i genitori, rispetto alla crescita del figlio: se da un lato si vorrebbe che il figlio crescesse e diventasse grande, allo stesso tempo questo genera paure non solo nel figlio, ma anche nei genitori. Un figlio che cresce significa invecchiare, significa riorganizzare la propria vita, che fino a quel momento era stata predisposta in funzione della miglior crescita possibile del figlio. Riconoscere questi aspetti in un percorso di psicoterapia familiare permette di aiutare tutti i membri della famiglia nella risoluzione dei conflitti personali e delle dinamiche relazionali disfunzionali. Riprendendo ancora una volta l’esempio precedente, significa aiutare i genitori a riconoscere le proprie paure, con lo scopo di aiutarli a trovare un nuovo adattamento personale e di coppia di fronte a questo cambiamenti, permettendogli di essere supportivi e incoraggianti per un figlio che sta affrontando un momento di crisi; e significa sostenere il figlio a superare le proprie paure non solo di fronte all’ignoto della vita adulta, ma anche rispetto alle paure di lasciare da soli mamma e papà.
Il lavoro con la famiglia permette a tutti, genitori, figli e fratelli, di provare a cercare un nuovo equilibrio, che tenga conto dei bisogni e delle necessità di tutti i suoi componenti in una data fase della vita di ognuno. Un percorso di cura, fondato su un approccio psicoanalitico alla comprensione del disagio psichico, permette di approfondire e superare gli aspetti personali di sofferenza psichica, per come si manifestano all’interno del contesto familiare, nelle relazioni primarie; contemporaneamente, un’attenzione al gruppo famiglia, in un’ottica di psicoterapia familiare sistemica, permette di porre attenzione alle dinamiche relazionali disfunzionali esistenti tra genitori, figli e, a volte, i rapporti con la famiglia allargata.
