La richiesta di un percorso di psicoterapia per un adolescente può provenire da diverse fonti. In genere sono i genitori (o uno dei due) che richiedono un appuntamento perché assistono a una condizione di difficoltà del figlio o della figlia; altre volte è il ragazzo o la ragazza che rivela un proprio stato di sofferenza ai genitori, con la richiesta di ricevere aiuto. Più raramente è l’istituzione (ad esempio la scuola) che segnala ai genitori una condizione di difficoltà di un minore, con l’auspicio dell’intervento di uno psicologo.

Distinguere tra questi aspetti è fondamentale nel corso dei primi colloqui di consultazione con i teenager e i loro genitori perché permette di impostare al meglio il lavoro successivo.
La condizione più favorevole per intraprendere un percorso di psicoterapia con un adolescente è quando la richiesta di aiuto proviene direttamente da un ragazzo o da una ragazza, che ha chiesto ai propri genitori di vedere uno psicoterapeuta perché sente un disagio psicologico. In questo caso il paziente adolescente si sente motivato ad affrontare le difficoltà che sta incontrando si può contare su una sua collaborazione al lavoro psicologico.
Quando la richiesta proviene da un’istituzione come la scuola, nel corso della consultazione bisogna valutare con il ragazzo o la ragazza e i suoi genitori in che grado vi sia una disponibilità e una necessità personali a lavorare sulla problematica segnalata. Senza una condivisione di intenti e un’adeguata motivazione, non vi sono le condizioni minime per affrontare un percorso di cura.
Se a chiedere un aiuto sono direttamente i genitori (o uno di loro), non è detto si possa contare sui figli per una personale motivazione al cambiamento. Solitamente, queste richieste di aiuto si verificano quando il malessere è espresso attraverso una sintomatologia piuttosto evidente, che ha un forte impatto emotivo sui caregiver e l’ambiente in cui i ragazzi sono inserti. È il caso di manifestazioni aggressive, rifiuto di andare a scuola, bullismo, comportamenti devianti o antisociali, per quanto riguarda i comportamenti esternalizzanti; forti disturbi d’ansia, fobie, calo del rendimento scolastico, utilizzo di sostanze come alcol o droghe, isolamento sociale, dipendenza da videogiochi o da internet, stati di profonda depressione, disturbi alimentari e autolesionismo per quanto riguarda i sintomi internalizzanti. Le richieste di aiuto provengono dai genitori quando un comportamento, un atteggiamento o uno stato emotivo del figlio o della figlia non corrispondono alle aspettative e ai valori genitoriali, creando una forte dissonanza all’interno della famiglia.
Poiché, in genere, queste manifestazioni sintomatiche hanno una funzione adattiva, per quanto malsana, all’interno dell’ecosistema familiare, e poiché, solitamente, la motivazione a un lavoro di psicoterapia non proviene direttamente dal portatore del sintomo, ma dai suoi caregiver, a condizione che vi siano i requisiti necessari, i primi colloqui possono indirizzare verso un percorso di psicoterapia familiare, con lo scopo di aiutare sia i ragazzi, sia i loro genitori.
In alternativa, in mancanza di una collaborazione attiva da parte del ragazzo o della ragazza per cui viene richiesto un aiuto, ciò che può fare lo psicologo è iniziare un percorso di sostegno alla genitorialità, in cui non viene preso in carico il minore, ma vengono aiutati i genitori, al fine di fornire uno spazio di pensiero entro il quale elaborare delle strategie per intervenire sull’ecosistema del figlio o della figlia, laddove possibile.
In qualsiasi percorso con un adolescente, dai primi colloqui di consultazione alla psicoterapia, è inevitabile un coinvolgimento dei genitori, garantendo la privacy e la dovuta riservatezza ai ragazzi.
I colloqui con i genitori permettono di lavorare in parallelo sull’ambiente familiare. I genitori, molte volte, sono spaventati da quello che succede ai propri figli adolescenti e questo non li aiuta a comprendere il significato di certi comportamenti o di certi vissuti di ragazzi e ragazze, con il rischio conseguente che mamme e papà molto preoccupati possano intervenire in modo precipitoso e poco sintonizzato con le esigenze di questa fase evolutiva.
Mantenere un continuo confronto con i genitori, accanto a un percorso di psicoterapia dell’adolescente, permette di lavorare a supporto dei ragazzi e dei rapporti familiari: comprendere il significato di ciò che succede è il primo passo per trovare nuovi modi per stare insieme.
L’adolescenza è una fase evolutiva piuttosto lunga, che va dalla pubertà fino alla prima età adulta. Corpo, cervello e mente di ragazzi e ragazze sono in continua e rapida evoluzione. Malesseri esistenziali sono non solo frequenti, ma anche normali a questa età, così come le difficoltà relazionali dentro e fuori la famiglia. Il concetto di salute mentale è più sfumato che in età adulta, poiché gli adolescenti vivono continue crisi evolutive nel percorso di crescita: ogni conquista, ogni competenza acquisita (o richiesta dal contesto sociale in cui è inserito, come famiglia, scuola, ecc.) richiede una ristrutturazione del proprio modo di essere e della propria identità, un compito decisamente non semplice.
In questa fase evolutiva, un percorso di cura deve essere inteso come un sostegno alla crescita, un aiuto per maturare le competenze minime per affrontare le richieste delle fasi di vita successive. Questi sono gli anni in cui si sviluppano maggiormente le aree della corteccia prefrontale del cervello, coinvolte nell’attività di pianificazione cognitiva e nell’inibizione delle condotte impulsive, nonché alla base delle abilità relazionali e sociali complesse. Queste capacità non sono innate, vanno sviluppate e alcuni giovani, in questo, hanno bisogno di aiuto.
Un percorso di psicoterapia dell’adolescente ha come obiettivo quello di aiutare ragazzi e ragazze a sviluppare il proprio potenziale per diventare individui adulti autonomi. Lo psicologo con approccio psicoanalitico accompagna ragazzi e ragazze nello sviluppo di abilità sociali, emotive e relazionali necessarie per affrontare la vita adulta, aiutandoli a superare quegli ostacoli che possono incontrare nel percorso di crescita.
