
Sarebbe molto bello se esistesse una guida universale che spieghi come capire se hai bisogno di uno psicologo. Potrebbe suggerire dei criteri per capire quando i livelli di ansia e stress diventano tali da richiedere l’aiuto di un professionista, potrebbe aiutare a riconoscere in sé i sintomi della depressione o mettere in allarme prima che problemi relazionali possano diventare insostenibili.
Purtroppo, non esiste. O per fortuna.
Lo scopo di una buona psicoterapia è anche quello di aiutare le persone a capire come mai il loro equilibrio si è rotto proprio in un certo momento della vita, in che modo e in relazione a cosa, come mai hanno aspettato fino a quel momento prima di chiedere aiuto e perché hanno cercato aiuto proprio allora e non in un altro momento. È importante provare a capire con il paziente quali rimedi ha provato per cecare di superare una condizione di difficoltà, cosa ha funzionato e cosa no.
Tutte questo serve a comprendere, assieme al paziente, quali siano le sue fragilità e le risorse disponibili, per sviluppare nuovi adattamenti e nuovi modi di far fronte alle sfide della vita.
Perchè si fa ancora fatica ad andare dallo psicologo?
Si tratta di un tema importante, che può essere considerato da due punti di vista differenti.
A livello sociale sono stati fatti notevoli passi avanti per uscire dallo stereotipo secondo il quale l’aiuto che uno psicologo può fornire è da guardare con sospetto.
Negli ultimi anni, a fronte di un complessivo peggioramento della salute mentale della popolazione, complici molti fattori (non solo le conseguenze dell’isolamento vissuto durante la pandemia da covid-19), si è fatto tanto per promuovere e sensibilizzare l’opinione pubblica sui benefici che possono derivare dall’occuparsi della propria salute mentale. Tutto questo ha portato a un incremento delle richieste di consultazione e psicoterapia, sia in età evolutiva, sia in età adulta.
A livello personale, affrontare un percorso psicologico o di psicoterapia, scatena inevitabilmente resistenze e paure. Un lavoro profondo, che implica dei cambiamenti strutturali nella propria personalità, significa mettere in crisi certi punti di riferimento consolidati e abbandonare modi di pensare e di affrontare la vita che fino a un certo punto dell’esistenza hanno funzionato, che hanno garantito in qualche modo un buon adattamento. La psicoterapia favorisce lo sviluppo di nuovi modi di guardare alle cose, nuovimodi di rispondere agli stimoli e, si sa, i cambiamenti fanno paura e richiedono fatica. Anche quando sono desiderati, si ha paura di non farcela.
Esistono limiti di età per andare dallo psicologo?
Considerato quanto detto sopra, l’età è un fattore che influisce sul modo in cui un funziona percorso di psicoterapia.
In giovane età c’è una maggiore capacità di acquisire nuovi modi di adattamento, data la maggiore plasticità cerebrale; crescendo, i modi con cui gli adulti affrontano la vita tendono a cristallizzarsi, per cui ottenere un cambiamento, nella personalità e nelle relazioni, richiede maggiore impegno e fatica; per questi motivi, nella terza età, gli interventi si distinguono per essere più supportivi e di sostegno al paziente, meno espressivi e relativi a un cambiamento strutturale.
Caso particolare è la presa in carico del minore, sia esso bambino o adolescente. Devono essere coinvolti anche i genitori, come figure di accudimento primario, indipendentemente dall’età del figlio o della figlia.
Se presso i servizi pubblici, ad esempio i Consultori, ci sono spazi di ascolto rivolti ai giovani, presso i quali ragazzi e ragazze possono rivolgersi in autonomia (vengono erogate singole sedute in cui i ragazzi vengono ascoltati da un professionista che non può utilizzare strumenti clinici, ma orientare il minore rispetto alla necessità di coinvolgere i genitori o l’Autorità Tutoria), per affrontare un percorso di sostegno psicologico o di psicoterapia, sono necessari il coinvolgimento e il consenso dei genitori, fino al compimento del diciottesimo anno di età.
Sintomi ed indizi che ci dovrebbero portare a considerare la terapia
Come detto, non ci sono dei segnali universali ed inequivocabili che ci segnalano quando è ora di andare dallo psicologo. Ciò che vale per una persona, può non valere per un'altra; ognuno ha la propria storia e le proprie risorse e un evento che potrebbe mettere in crisi una persona, generando stress e ansia, può non avere lo stesso impatto su una persona diversa.
Un buon criterio per considerare la possibilità di rivolgersi a uno psicoterapeuta è quello di farlo quando i propri tentativi di superare un evento avverso, una difficoltà di tipo emotivo o una problematica relazionale sembrano non funzionare, con la sensazione di avere bisogno di aiuto.
Nel corso dell’adolescenza e, in generale, in età evolutiva, sono campanelli d’allarme tutte quelle condizioni emotive, con i loro risvolti comportamentali, che non permettono a bambini e ragazzi di trarre beneficio e appagamento da tutte quelle esperienze che in questa fase della vita sono essenziali per la crescita e lo sviluppo di abilità, sociali, emotive, cognitive. Il rifiuto della scuola o del contatto con i coetanei, fobie e inibizioni di vario genere o la presenza di comportamenti poco regolati, condizioni che si protraggono nel tempo e che non accennano a risolversi spontaneamente, per citare alcuni esempi.
Per quanto riguarda l’età adulta, un indizio che permette di capire abbastanza chiaramente quando iniziare ad andare dallo psicologo è rappresentato da quelle situazioni in cui ci si trova ad affrontare difficoltà emotive o relazionali ricorrenti, come se ci si trovasse costretti alla ripetizione di uno schema disadattivo e che porta sofferenza, conflitti e turbamento. Questo è quello che accade a persone che, per la propria struttura di carattere, sono bloccate all’interno di un copione rigido, che non permette una adeguata flessibilità nell’affrontare le richieste della vita di tutti i giorni
Il criterio della motivazione
Il miglior criterio che sia da guida per capire quando iniziare ad andare dallo psicologo è un criterio che tenga conto della soggettività di ognuno. Quando una persona sente il bisogno di ricevere aiuto, quando ha la sensazione di non riuscire a superare una difficoltà con le proprie forze ed è disposta ad affrontare le fatiche di un percorso di psicoterapia, allora quello è un buon momento per contattare uno psicoterapeuta.
Quest’ultimo criterio tiene conto di un requisito fondamentale per affrontare un percorso di psicoterapia, ossia quello della motivazione.
Se il paziente contatta uno psicoterapeuta perché è stato indotto da altri, perché gli è stato suggerito, oppure perché è stato spinto a farlo anzitempo, il lavoro psicologico è molto più complicato, sia per il paziente, che per il terapeuta. Fin da subito molti sforzi devono essere concentrati nel tentativo di aiutare il paziente a fare propria quella motivazione che ha spinto altri a fargli considerare l’idea di lavorare su di sé. Quando invece il paziente (o la paziente) sente il bisogno di essere aiutato, allora il terapeuta può contare più saldamente sulla volontà del paziente a collaborare al processo di cambiamento, e su questo entrambi possono concentrare i propri sforzi.
