Lorenzo Rizzi
PSICOLOGO PSICOTERAPEUTA
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La ricerca di uno psicologo o di uno psicoterapeuta a cui affidarsi può essere un compito non facile e può nascondere più di qualche insidia, complice un’offerta di servizi nell’ambito della salute mentale non sempre trasparente.

L’uso, spesso scorretto, di termini specifici contribuisce ad aumentare la confusione, basti pensare a quante volte usiamo il termine psicologo per riferirci a uno psicoterapeuta, due professioni che sono solo parzialmente sovrapponibili.  

Come valutare se è il caso di andare dallo psicologo

Non esiste un criterio oggettivo da considerare per capire qual è il momento giusto per rivolgersi a uno psicologo.

Come ho scritto in un precedente articolo, un buon criterio per considerare se andare da uno psicologo, è quello di farlo quando i propri tentativi di superare un evento avverso, una difficoltà di tipo emotivo o una problematica relazionale sembrano non funzionare, con la sensazione di avere bisogno di aiuto.

Psicologo e psicoterapeuta: quali differenze?

Nel linguaggio comune, i termini psicologo e psicoterapeuta sono spesso utilizzati in modo intercambiabile. Molte volte sentiamo dire “vado dallo psicologo” anche a chi ha intrapreso un percorso di psicoterapia. In realtà ci sono delle differenze tra psicologo e psicoterapeuta. 

Psicologo è chi ha terminato gli studi universitari in psicologia; esistono molti rami della psicologia e non tutti hanno a che fare con la psicologia clinica. Uno psicologo può occuparsi di ricerca in un’infinità di campi, dalla ricerca di laboratorio sulla percezione umana alla ricerca fuori dal laboratorio sui processi sociali e culturali, per fare qualche esempio. Gli psicologi del lavoro e delle organizzazioni si occupano del benessere lavorativo, mentre i neuropsicologi operano nell’ambito del sostegno e della riabilitazione di pazienti con deficit cognitivi causati da lesioni o malattie.

Lo psicologo clinico è quella figura professionale che, terminati gli studi universitari, decide di operare nell’ambito della promozione del benessere psicologico. Può svolgere attività diagnostica e offrire sostegno psicologico, individuale o di gruppo (come, per esempio, negli interventi di promozione del benessere nelle scuole).   

Psicoterapeuta è uno psicologo o un medico che ha concluso il percorso di formazione universitaria e il successivo percorso di specializzazione in psicoterapia, una formazione che ha una durata di 4 anni e che, attraverso l’acquisizione di specifiche competenze, permette di avere la preparazione per condurre percorsi di psicoterapia.

Uno psicoterapeuta ha la possibilità di impegnarsi con i pazienti in percorsi di cura che vanno oltre il sostegno e che mirano a un lavoro più profondo, che mira a produrre cambiamenti stabili nella sintomatologia o nella personalità del paziente.

Bandiere rosse quando sei alla ricerca di uno psicologo

Per chi non appartiene al mondo della salute mentale, può essere difficile orientarsi nella scelta di un professionista a cui affidarsi, l’offerta dei servizi è sovrabbondante e non sempre chiara.

Counselor, coach ed operatori olistici spesso non hanno una formazione psicologica e propongono percorsi di crescita personale che abitano un’area grigia, perché non hanno la formazione e la competenza necessaria per occuparsi della sofferenza psichica delle persone.

Avere una formazione come psicologi o psicoterapeuti vuol dire non solo aver studiato molto, ma avere svolto molte ore di tirocini pratici, in cui mettersi alla prova sotto la supervisione di tutor esperti, aver speso molte ore per discutere di problematiche cliniche con psicoterapeuti qualificati e, auspicabilmente, aver intrapreso un percorso di terapia personale. 

Differenti approcci terapeutici

In psicologia esistono differenti approcci terapeutici, o tecniche, che stanno alla base del modo di lavorare di ogni professionista. Queste tecniche, a loro volta, si basano sulla teoria a cui ogni psicoterapeuta fa riferimento e sulla base della quale si è formato nel corso degli anni.

Ogni approccio stabilisce qual è l’oggetto del proprio lavoro, oltre al modo in cui si lavora.

Io ho una formazione come psicoterapeuta ad approccio psicoanalitico, il che vuol dire che la mia formazione ha un fondamento sulle teorie della psicoanalisi, a partire dalle prime teorizzazioni di Freud per arrivare ai più recenti sviluppi della psicoanalisi contemporanea.

Al centro del pensiero e del lavoro psicoanalitico l’attenzione si rivolge in particolare agli affetti e al modo in cui ogni individuo li dirige, in modi automatici ed inconsci, nel momento in cui diventano minacciosi per il mantenimento di una adeguata autostima e di un sentimento di base di sicurezza.

Non sempre i modi che abbiamo per far fronte a sentimenti e affetti disturbanti sono funzionali al raggiungimento di un buon adattamento nella vita e nelle relazioni e questo determina vissuti d’ansia, manifestazioni sintomatiche e difficoltà relazionali.

In breve, gli scopi del lavoro terapeutico ad orientamento psicoanalitico sono quelli di: capire da cosa ci si difende e in che modo; imparare nuove modalità adattative per far fronte ai sentimenti disturbanti; accettare i propri limiti.

Considerata l’influenza della cultura occidentale contemporanea, che propone modelli idealizzati e una narrativa del successo ad ogni costo, un lavoro che mira ad accettare e tollerare i limiti e la fallibilità umana è sempre più necessario, non solo con i giovani.

Che domande fare ad uno psicologo in fase conoscitiva

Un momento importante di un percorso di sostegno psicologico o di psicoterapia è quello della consultazione, che dovrebbe anticipare il successivo lavoro clinico.

È una fase che permette a entrambi di conoscersi, aiuta il terapeuta a farsi delle idee sul paziente e sulla sofferenza che lo ha portato a richiedere aiuto, mentre consente al paziente di farsi una prima idea del modo di lavorare del terapeuta.

Lo psicologo ha in mente come funziona il proprio lavoro ed entro la fine della consultazione spiega al paziente, in modo semplice, come si svolgerà il progetto terapeutico che ha in mente. Queste indicazioni devono essere prese da entrambi con flessibilità, poiché non è possibile tracciare a priori, in modo netto, lo svolgimento di un percorso che dipende da tante variabili.

Questa fase di conoscenza è anche il momento migliore per il paziente di fare domande al terapeuta, per dare risposta a qualsiasi dubbio, perplessità o curiosità. Non ci sono domande che hanno più valore di altre, perché ogni domanda riflette una preoccupazione, un modo di pensare del paziente e anche queste sono di aiuto al terapeuta per farsi un’idea della persona che ha davanti. Allo stesso modo, anche il fatto che il paziente non abbia nulla da chiedere al terapeuta, riflette un modo di essere che orienta i pensieri del terapeuta. 

Consigli per scegliere lo psicologo giusto

Così come non esiste un criterio oggettivo per capire quando andare dallo psicologo, non esiste un metodo universalmente valido nella ricerca di uno psicologo o di uno psicoterapeuta.

Il lavoro di psicoterapia (ma anche di sostegno psicologico) si fonda sull’esistenza di una relazione, che ha lo scopo, attraverso l’interazione tra due o più persone (come nei casi di terapia di coppia o familiare), di modificare, a seconda dei casi, la propria struttura di personalità, un equilibrio di coppia che è fonte di sofferenza, un ecosistema familiare nocivo, ecc. 

Quando cerchi uno psicologo, tendi a voler trovare lo psicologo ideale per te, che ti capisca in tutto e sappia risolvere qualsiasi difficoltà.

Ovviamente la scelta migliore è quella di uno psicologo o psicoterapeuta che sia adeguatamente formato, che abbia esperienza e che lavori seguendo un approccio che sia affine ai propri bisogni e al proprio modo di pensare alle cose della vita.

Però, anche nel rapporto con il miglior terapeuta possibile, possono nascere incomprensioni, delusioni, emergere difficoltà e impasse e questo non è solo inevitabile, ma anche auspicabile, entro un certo grado. Accade in qualsiasi rapporto interpersonale.

Se succede di incontrare difficoltà nel rapporto con il terapeuta, e questo è uno dei principi fondanti della terapia psicoanalitica, è di estrema importanza poterlo affrontare in seduta: per quanto possa essere una situazione spiacevole, offre una opportunità unica per soffermarsi a pensare ad aspetti peculiari di funzionamento del paziente.

Provo a spiegarlo con un esempio. Una persona si rivolge a uno psicoterapeuta perché, arrivata all’età adulta, si trova in crisi e ha paura di non farcela nel momento in cui le persone attorno a lei si aspettano che sia in grado di occuparsi di sé stessa in modo autonomo. Nonostante gli sforzi e l’incoraggiamento del terapeuta, questa condizione di difficoltà continua a perdurare. A un certo punto della terapia la paziente si risente quando il terapeuta le fa notare che è indietro con il pagamento delle fatture e la paziente si arrabbia. 

Si aprono due strade: la paziente, arrabbiata e offesa, può decidere di interrompere il trattamento, perché l’atteggiamento del terapeuta non le è piaciuto; oppure, con tutte le difficoltà del caso, può parlare della sua reazione e dei suoi sentimenti di rabbia al terapeuta. Questo potrebbe permettere di mettere in connessione i sentimenti di rabbia attuali, nati dalla richiesta del terapeuta che si aspetta che la paziente funzioni come una persona adulta ed autonoma, con i sentimenti di rabbia per non essere mai stata aiutata e incoraggiata nel passato a provvedere gradualmente a sé stessa con le paure e i vissuti di inadeguatezza della paziente che crede di non poter funzionare come persona adulta che bada a sé stessa. Il lavoro prosegue, con la possibilità di esplorare nuove aree dell’esperienza della paziente e di approfondire il suo funzionamento attuale (magari esplorando come mai i suoi rapporti interpersonali si guastano perché finisce per arrabbiarsi facilmente davanti a certe richieste).

Il criterio della prova

La ricerca di uno psicologo deve basarsi su criteri di competenza, preparazione ed esperienza del professionista.

Può essere importante utilizzare vari criteri per decidere a quale psicologo o psicoterapeuta rivolgersi. Esaminarne il curriculum e il percorso formativo è importante, tenendo presente il criterio della formazione continua. Un professionista serio continua a studiare e a formarsi per tutto l’arco della propria vita professionale.

Possono essere importanti le opinioni che riusciamo a raccogliere su un certo professionista, così come la possibilità di capire come lavora leggendo articoli o altri scritti disponibili online o su carta, se disponibili.

Personalmente non credo molto nelle recensioni online, a causa di diversi bias: di solito queste vengono richieste dai professionisti ai pazienti, quindi, nella maggior parte dei casi, non sono libere. Solitamente è più semplice lasciare recensioni positive, il che porta a un sistema che è scarsamente affidabile. Inoltre, non tutte le persone che si rivolgono a uno psicologo o a uno psicoterapeuta vogliono farlo sapere pubblicamente, complicando ulteriormente questo aspetto.

Sono piuttosto scettico anche sul fenomeno delle video pillole, che, a causa della diffusione capillare dei social, si sta diffondendo sempre di più. Difficilmente un video di 30 secondi può essere in grado di veicolare messaggi che non siano estremamente banalizzati e superficiali, di conseguenza non contribuisce a rendere un’idea valida del professionista che utilizza questo metodo per promuoversi.

Il miglior criterio per scegliere uno psicologo o uno psicoterapeuta è quello di provare. Questo è uno degli scopi della consultazione, che dà la possibilità al paziente di avere a disposizione alcuni colloqui per conoscere il professionista e capire se il suo modo di lavorare può essergli di aiuto.